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di Luigi Corvaglia

Ansiolitico ed ansiogeno

In principio furono i comunisti. Poi arrivò Putin. Non è l’ovvia descrizione delle sorti del popolo russo. È anche l’evoluzione dell’ idea cospiratoria di uno studioso di religioni che vuole occulti manovratori dietro chi afferma cose non in linea col suo pensiero. Quale sia il suo pensiero è facile a dirsi:  esistono persone cattive che organizzano il “panico morale” contro le brave persone. I malvagi sono “imprenditori morali” che operano al fine di rovinare l’immagine di specifici gruppi sociali. Ad esempio, il fenomeno dei preti pedofili non esiste. E’ un panico morale creato ad arte da “lobby molto potenti” che vogliono mettere a tacere chi si oppone a ” la somministrazione della pillola RU486, l’eutanasia, il riconoscimento delle unioni omosessuali” (vedi qui).  I pochi casi reali di preti pedofili sono da attribuirsi alla loro omosessualità e alla “rivoluzione sessuale” (sic) prodotta dal ’68 (leggi qui ). 

In uno dei rarissimi episodi in cui sembra dare valore alla psichiatria, disciplina che definisce pedofilia l’attrazione per “minori che non hanno raggiunto la pubertà”, questo autore scrive: 

 Se un sacerdote ha rapporti sessuali con una sedicenne – o con un sedicenne – si comporta certamente molto male, ma non si tratta di pedofilia.

Si. Massimo Introvigne è un tipo preciso. A riprova di ciò, basti sapere che quando si è trovato a rispondere alle critiche mossegli per aver testimoniato ad un processo a favore di Scientology,  la discussa “chiesa”, Introvigne ha risposto di avere testimoniato su e non per Scientology.  Un uomo che di lana caprina ne sa più della capra istessa…

Fatto è che di tutti i panici morali a disposizione il nostro ne ha uno che gode più di ogni altro della sua cura e del suo impegno ansiolitico. E’ quello delle “sette“. C’è infatti chi ritiene che fra i gruppi di spiritualità alternativa esistano anche aggregati pericolosi che praticano abusi sugli adepti. Scientology, appunto, è uno dei questi casi. Ebbene, essi si sbagliano, ci rasserena il nostro autore.   Coloro i quali si oppongono ai nuovi movimenti religiosi, termine politically correct che abolisce il denigratorio “sette”,  sono degli “imprenditori morali” il cui fine è di gettare discredito sulle “minoranze religiose” (vedi qui ). 

Chi abbia qualcosa da obiettare al riguardo dovrà vedersela con l’implacabile macchina anti-panico che è il cervello di quest’uomo. Uno dei migliori esempi per vederla all’opera è il caso del massacro di Jonestown.

Il 18 Novembre 1978 oltre 900 membri del Tempio del Popolo, il movimento fondato da Jim Jones, un pastore battista californiano, commisero suicidio per ingestione di cianuro. Testimonianze provenienti dai pochi superstiti riferirono di madri che avvelenarono volontariamente i propri figli. Un eccidio che è stato spesso utilizzato quale  esempio incontrovertibile della pericolosità della manipolazione mentale nei culti religiosi. Un tema che oggi, nel mezzo dell’emergenza del terrorismo legato al radicalismo islamico, è di prepotente attualità. Qualcuno, però, non la pensa così. Secondo quella che per qualche motivo è una delle voci più ascoltate dai media italiani quando si parla di nuovi movimenti religiosi, Introvigne, appunto quella del reverendo Jones non era una “setta” e l’eccidio di Jonestown non ha niente a che vedere con la manipolazione. L’annientamento della popolazione di Jonestown fu il risultato della consapevole e libera scelta razionale di 900 persone di commettere un “suicidio rivoluzionario”. La manipolazione, ci viene spiegato, è un mito. La vera causa della tragedia, piuttosto, sarebbe l’ideologia marxista professata da Jones (clicca qui) . La colpa è dei comunisti! Si, perché il Tempio del Popolo era un movimento religioso, ma soprattutto politico. Introvigne a questa valutazione ci tiene, perchè, lo abbiamo detto, è un tipo preciso. Ci viene così svelato  ciò che era sfuggito agli esegeti de Il Capitale, cioè il misconosciuto fine anti-conservativo della lotta di classe e l’occulto potere di induzione al suicidio dello storicismo hegeliano

Va però detto che, in modo singolare, quest’uomo che vede panici artificialmente prodotti laddove ad essere oggetto di discredito siano chiese e conventicole, non coglie alcuna contraddizione nell’esser egli stesso uno degli “imprenditori” del panico morale più à la page dei giorni nostri: quello della teoria del gender (vedi qui), alla quale, per giunta, attribuisce un’origine occultistico-esoterica (si veda qui). Curioso. Quest’uomo mette tutto il suo impegno per difendere la tesi che la paura dell’occulto è senza fondamento e che è un panico immotivato e poi contribuisce a costruire un panico morale, quello della fine della civiltà occidentale per mezzo dei matrimoni omosessuali, mettendone in luce le supposte basi esoterico-occultiste e addirittura sataniche … 

L’ansiolitico degli attacchi di panico morale diviene ansiogeno. In un articolo per il giornale cattolico La Nuova bussola quotidiana, infatti, Introvigne cita uno storico svedese autore di un libro sul satanismo e scrive che

Lo storico mostra come Satana sia stato mobilitato anzitutto dai socialisti, dai comunisti e dagli anarchici come agente e motore della ribellione contro le gerarchie tradizionali, la religione e la proprietà privata. 

e anche

In effetti, personaggi che si trovano alle origini del femminismo, dell’ omosessualismo e dell’ideologia di genere, come pure del socialismo, hanno esplicitamente citato e invocato Satana come il padre delle loro idee.

Eccoci qua. I comunisti (termine ampio che comprende anche anarchici, “omosessualisti”, femministi, ecc.) sono gli artefici di quelli che si chiamano “panici morali” quando colpiscono obiettivi che a Introvigne sono cari,  ma essendo anche i subdoli creatori di tutti i fenomeni a lui sgraditi, contro di loro è lecito scagliarsi paventando la rovina della società civile senza che ciò costituisca tecnicamente un panico morale. Si direbbe legittima difesa.

Tradizionalista ed ecumenico

Tipo singolare, Introvigne. Di lui  Tilman Hausherr ha detto che ” in uno scambio di e-mail ha dimostrato intelligenza, capacità comunicativa e un ego di proporzioni galattiche”. 

Per chi non lo sapesse, egli è il fondatore del Centro Studi Nuove Religioni (CeSNUR) un istituto privato di ricerca sulle minoranze religiose con sede a Torino, ma che ha assunto una dimensione internazionale vantando sedi anche in Francia e negli USA. Uno dei tanti elementi singolari che si incontrano occupandosi di questo signore è che, benché si possa anche dire che abbia acquisito “sul campo” il titolo di “sociologo delle religioni”, Massimo Introvigne è in realtà un avvocato. Non lo è solo nominalmente, essendo un influente socio di un noto studio della città sabauda, lo Jacobacci & Partners spa, anch’esso di respiro transnazionale (clicca qui ). Di tale mega-studio si è parlato un po’ di tempo fa sui media quando la notizia che il movimento apertamente omofobico denominato Le sentinelle in piedi fosse un marchio registrato presso l’Ufficio Brevetti proprio dallo Studio di cui è socio Introvigne (vedi qui) stimolò molte curiosità e pensieri maliziosi perfino nell’ambiente dell’integralismo cattolico (vedi qui).

Qualcuno potrebbe avanzare dubbi sulla competenza che un avvocato specializzato in brevetti e proprietà intellettuale possa dimostrare in ambito religioso, ma questi dimostrerebbe di non conoscere il nostro uomo.

Massimo Introvigne dà del “tu” ai vescovi e respira religione da sempre. E’ stato seminarista vicino alle posizioni di monsignor Lefevbre, il vescovo tradizionalista scomunicato da Giovanni Paolo II, uomo che vedeva l’ecumenismo come il fumo negli occhi. Soprattutto, l’avvocato è da decenni membro di Alleanza Cattolica. Non solo. Di questa organizzazione è stato per molti anni  “reggente vicario” (praticamente, vice-presidente). Alleanza Cattolica non fa mistero di perseguire un obiettivo “controrivoluzionario” ed “antimoderno” che ricalca esplicitamente il “magistero” di Plinio Correa de Oliveira. Ai più questo nome non dirà nulla, ma si tratta di un pensatore brasiliano al quale Introvigne ha dedicato qualche anno fa un intero volume ( “Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa”, 2008 ). Correa de Oliveira  fu fondatore di Tradizione, Famiglia e Proprietà, una organizzazione millenarista che predica un ordine naturale gerarchico da difendere dalle pretese “progressiste”. Obiettivo dell’associazione è la restaurazione integrale della civiltà cristiana attraverso il ripristino dei titoli nobiliari, lo scioglimento dei partiti socialisti, la censura di libri, film e trasmissioni televisive che attentano ai valori morali dell’Occidente.  Tra gli attentatori all’ordine tradizionale da ridurre al silenzio anche la serie di cartoni “The Simpsons”. Probabilmente Ned Flanders non ne esce molto bene.

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Il giovane Introvigne (secondo da sinistra) fra il futuro vescovo negazionsita dell’Olocausto, Williamson, e Monsignor Lefevbre (1977)

 

De Oliveira è stato, insomma, portatore di un programma di “restaurazione dell’ordine” da intendersi come ritorno ad una 

Civiltà Cristiana, austera e gerarchica, fondamentalmente sacra, anti-egualitaria e antiliberale.

 La citazione delle parole di de Oliveira, così come espresse in “Rivoluzione e Controrivoluzione” (1958) è molto importante per capire la matrice culturale nella quale si svolgono le ardite involuzioni dell’avvocato torinese. L’elemento della ostilità alla società liberale, infatti, è centrale nel programma della organizzazione della quale Introvigne è da decenni membro e nella quale ha ricoperto a lungo il ruolo di secondo  in ordine di importanza. Infatti, non solo gli articoli su Cristianità, il giornale dell’associazione, esaltano i valori cattolici e attaccano con forza i diritti civili da sempre difesi dai movimenti liberali (quali le pratiche omosessuali, l’ aborto, la contraccezione e il divorzio), ma, nel 1994, Alleanza Cattolica invitò con un “appello elettorale” i cattolici a votare in massa per frenare “il Partito Radicale di massa”. Con questa definizione si intendeva riferirsi a tutti i partiti e movimenti “progressisti” colpevoli di una scristianizzazione della società. Il “Partito Radicale”, quindi, come epitome della liberalità e nemico per antonomasia della civiltà Cristiana “austera e gerarchica, fondamentalmente sacra, anti-egualitaria e antiliberale”.

Si stenta a credere che uno dei massimi esponenti di questa cultura nostalgica dell’ ancient regime sia lo stesso che nel 1996 chiuse un documento ufficiale del CeSNUR  (Instaurazione di un diritto di persecuzione? Una risposta al rapporto della Commissione d ‘Inchiesta sulle Sette) invocando nientemeno che “il motto con cui la Francia ama essere rappresentata nel mondo intero: Libertà, uguaglianza, fraternità“! 

Ad un certo punto, infatti, L’ex seminarista tradizionalista si riscopre ecumenico e difensore della libertà religiosa al punto da diventare un punto di riferimento sul tema perfino per il partito della scristianizzazione (si veda qui) . Esponenti fra i più naif del movimento politico laicista addirittura lo suggeriscono quale referente istituzionale per il problema dei culti pericolosi, in quanto ” illustre accademico, riconosciuto come punto di riferimento imparziale per la comunità scientifica” (ci si stupisca qui) ed una ONG italiana che ne ricalca il “magistero” con la stessa fedeltà con cui Alleanza Cattolica ricalcava quello di de Oliveira, conta fra i suoi membri influenti sia esponenti cattolici che vari iscritti al partito che fu di Marco Pannella. Si. Proprio gli scristianizzatori dipinti da Alleanza Cattolica quale avanguardia del processo di dissoluzione della civiltà sognata da de Oliveira! 

Si direbbe apostasia! Se apostasia fu, comunque, questa avvenne nel 1985. Infatti, antecedentemente a quell’anno Alleanza Cattolica, come è lecito attendersi, si mostrava estremamente ostile nei confronti di tutte le “deviazioni” dalla retta via. A tali deviazioni, prima che venissero definite in modo “politically correct” nuovi movimenti religiosi, lo stesso Introvigne dava nome di sette. Fra i movimenti così tacciati, anche chiese come i Testimoni di Geova (clicca qui e qui ).

Qualche malpensante ha visto il mutamento di rotta di Introvigne e di AC in stretta correlazione con la condanna che l’episcopato brasiliano fece proprio in quell’anno di Famiglia, Tradizione e Proprietà. L’organizzazione latinoamericana venne definita “non in comunione con la Chiesa cattolica”. Ciò a causa del “carattere esoterico, il fanatismo religioso, il culto nei confronti del capo e fondatore, l’abuso del nome di Maria Santissima”. In pratica, una “setta”, se volessimo utilizzare la terminologia dell’ Introvigne pre-1985. 

Il 10 gennaio 1996 il rapporto d’inchiesta sulle sette dell’Assemblea Nazionale francese (il cosiddetto Rapporto Guyard) avrebbe incluso TFP nell’elenco delle organizzazioni da tenere sotto controllo. E’ il rapporto al quale il CeSNUR rispose col documento citato che si chiudeva col motto giacobino.

Scrive Torquemada (pseudonimo dietro al quale si celava il gesuita padre Ennio Pintacuda) su Sodalitium che a questo punto per TFP si rendeva necessario

1) attaccare i movimenti anti-sette (che osano includere tra le sette TFP e Opus Dei).
2) Difendere a spada tratta la libertà religiosa delle sette più incredibili (se la scampano loro, a fortiori la scampiamo noi). 1

In effetti, dalla dichiarazione della Conferenza Episcopale Brasiliana in poi TFP ha iniziato a promuovere le stesse idee che sarebbero poi state tipiche dal CESNUR, cioè che esiste una congiura mondiale “anti-sètte” manovrata da “psichiatri e comunisti“.

Tecnico ed anti-tecnico

Tralasciando per il momento i comunisti, merita di essere considerata l’idea del complotto degli psichiatri. In un suo lavoro del 1993 pubblicato su Cristianità (qui), Introvigne scriveva quanto ribadirà di continuo negli anni a venire, cioè che

Nei movimenti anti-sette figurano spesso, in posizione preminente, professionisti della psichiatria e del diritto senza affiliazione religiosa o anche francamente laicisti.

e che, pertanto,

(per gli anti-sette) le spiegazioni del successo delle “sette” si concentreranno su teorie psicologiche e psichiatriche controverse come quella del “lavaggio del cervello” piuttosto che su spiegazioni di natura dottrinale o teologica.

In altri termini, il nostro uomo ci dice che l’essere dei “tecnici”, cioè degli studiosi con una specifica formazione sugli argomenti che sono propri della materia sulla quale si esprimono  (in questo caso, i meccanismi della dipendenza, della persuasione,. dell’affidamento, dell’emozione, della speranza, ecc.) sia un dato negativo, perché porta a concentrarsi su “teorie controverse” come quella del “lavaggio del cervello”. Che la teoria del “lavaggio del cervello” – come Introvigne ironicamente usa chiamarla, utilizzando un termine di uso giornalistico che ne mette in luce la supposta stravaganza – sia una  teoria controversa è certo e lo è proprio perché è una teoria scientifica. Infatti, a differenza delle “spiegazioni di natura dottrinale o teologica” che si esprimono nei termini della incontrovertibile Verità, la scienza si declina secondo le fallibili modalità che sono ignote all’orizzonte dei fedeli.

Certo è che se la psicologia e la psichiatria devono fare un umile passo indietro quando si entra nelle scelte spirituali degli individui, si sarebbe tentati di dire che avvocati e sociologi, anche quelli veri, non paiono in possesso di titoli particolarmente migliori per esprimersi sulla validità delle teorie psicologiche. 

Comunque sia, l’ostilità per psichiatri e psicologi è diventata un tratto distintivo dell’argomentare di Introvigne e del CeSNUR (si veda, ad esempio qui) . Ne sembrerebbe conseguire che affermazioni ben più pregnanti e degne di considerazione sul tema debbano essere quelle di esperti non tecnici ma assolutamente autoproclamati, quali avvocati, insegnanti di religione, sedicenti sociologi. Una sorta di apologia, più che dell’incompetenza, della competenza dell’autodidatta.  E’ curioso. Infatti, nella compagine varia di personaggi che costituiscono il fronte dei nemici del movimento anti-sette si ripete ormai da anni come un mantra la formula secondo la quale gli esponenti italiani del movimento anti-sette sarebbero “esperti autoproclamati” e sostanzialmente “inaffidabili”. Non sarebbero, cioè, dei veri esperti. L’incompetenza sembra assumere connotati opposti a seconda delle occasioni.

Introvigne, però, è molto più intelligente del resto dei difensori dei culti di questo Paese, contraddistintisi sempre più ad ogni uscita pubblica per la sconsolante mediocrità dei loro “argomenti”. L’avvocato è un arrampicatore di specchi fra i più grandi e rivolgitor di frittate da competizione. Non si lascia mettere in imbarazzo utilizzando un’idiozia come quella della competenza che manca agli attivisti anti-sette, almeno non espressa nel modo con cui lo fanno gli apologeti dei culti di seconda e terza fila. Lui è l’Etoile.  Dice le stesse cose in forma laterale e gesuitica. Ne è un’esempio una sua recente intervista (leggibile qui) ad un rappresentate della European Federation for Freedom of Belief (FOB). Questa organizzazione federa organizzazioni discusse almeno quanto la teoria del lavaggio del cervello (cioè Scientology,  Damahur, Mysa Yoga, ecc.) e i sui comitati direttivo e scientifico, che oggi  sono colmi di avvocati, erano poco fa grondanti di leaders di culti molto discussi, qualche insegnante di religione ed esponenti del Partito Radicale (Si veda qui). Un “repulisti” opportuno. Ad un certo punto dell’intervista, il segretario di FOB fa ad Introvigne la domanda retorica: “Quanto sono attendibili le notizia diffuse da questi esperti auto-proclamati?” riferendosi agli esponenti delle associazioni anti-sette. La risposta sorniona del nostro bypassa la domanda affermando che il vero problema è che gli anti-sette “hanno una finalità militante, non di studio o informativa”. Certo, egli riconosce che talvolta anche “gli studiosi accademici di nuovi movimenti religiosi”  – non per vantarsi, ma lui afferma di esserlo  – abbiano “qualche pregiudizio favorevole verso i gruppi oggetto del loro studio”. In effetti, “militanti” è proprio il termine che sarebbe lecito utilizzare per gli “accademici” veri e presunti che sono animati da pregiudizio favorevole nei confronti dei culti, ma, dice Introvigne, la grossa differenza è che “quando vengono pubblicati, i loro studi hanno passato il vaglio di un sistema di controlli complesso”. In altri termini, i loro scritti passano “al vaglio rigoroso della peer review, cioè alla recensione anonima da parte di colleghi universitari”. Si è lieti di sapere che i metodi di validazione in uso in psicologia e psichiatria, discipline non abilitate ad esprimersi nell’ambito dei culti, sono utilizzati anche nelle discipline autorizzate a farlo senza essere tacciati di inaffidabilità. Fatto è che non solo anche gli articoli sulla manipolazione mentale (“lavaggio del cervello”) sono stati pubblicati dopo aver passato la stessa valutazione fra pari, ma anche tutti i lavori di illustri accademici che si pongono su posizioni opposte a quelle di Introvigne, del CeSNUR, di Alleanza cattolica e della FOB, inclusi alcuni presenti nei comitati scientifici delle associazioni anti-sette. 

Complottista ed anti-complottista

Il mondo laico e liberale sembra non avvedersi delle ambiguità, o, quantomeno, delle incongruenze dell’uomo. Altri si. Il sociologo Serge Thion, per esempio, scrive

Massimo Introvigne è autore, largamente screditato, di una quantità industriale di libri sulle “nuove religioni”, di cui è sospettato essere – da molti anni – un propagandista occulto.

Thion è un revisionista dell’olocausto, quindi portatore di una cultura non condivisa da chi scrive, ma il suo intervento demolisce chiaramente uno dei tanti garbati teoremi del tuttologo torinese, nello specifico quello che riguarda l’origine del negazionismo della Shoa. Secondo Introvigne, il negazionismo  nulla avrebbe a che fare con la matrice fascista/nazista, perché, manco a dirlo, è un frutto del marxismo (vedi qui). E’ colpa dei comunisti.

I maggiori critici di Introvigne, però, sono i cattolici tradizionalisti. Questi vedono  in lui la doppiezza del mellifluo traditore. Difficile, dal loro punto di vista, dargli torto, visto che il terreno di coltura di Alleanza Cattolica è il medesimo nel quale  ha preso forma la reazione al Concilio Vaticano II, così ostile all’ecumenismo. I tradizionalisti rigettano proprio questa tensione a riunire i fedeli di tutte le chiese e, pertanto, a tollerarne le differenze in un “eretico indifferentismo”. Invece, il reggente viario di AC si fa, da una parte,  paladino delle “sette” più lontane dal cattolicesimo, dall’altra apologeta del vicario di Cristo, il Papa. In considerazione del fatto che ai tradizionalisti sono ingrati tanto le prime quanto il secondo, essi non nascondono la loro antipatia per l’avvocato. Qualcuno non glielo manda a dire (qui).  Ma lui, va detto, li ricambia (forse perché lefebvreiani e sedevacantisti sono i presunti colpevoli delle denunce contro TFP?). La relazione fra Introvigne e i catto-cattolici ha raggiunto simpatiche vette di gossip quando i siti collegabili alla galassia del tradizionalismo hanno pubblicato la voce secondo la quale le dimissioni di Massimo Introvigne da reggente di Allenza Cattolica sarebbero legate alla sua decisione di lasciare moglie e figli per trasferirsi a New York con l’amante lituana o forse lettone (si veda qui). Lui ha prontamente negato tenendo a sottolineare che vive ancora a Torino (vedi qui). Ad un certo punto, però, Introvigne si è giocato la carta del complotto. Prima l’ha toccata piano. In un articolo per La Stampa ha affermato che i tradizionalisti cattolici sono in contatto con Vladimir Putin. Ha scritto: 

È l’idealizzazione mitica del presidente russo Vladimir Putin, presentato come il leader “buono” da contrapporre al Papa leader “cattivo”, per le sue posizioni in materia di omosessuali, musulmani e immigrati. Con il dissenso anti-Francesco collaborano fondazioni russe legatissime a Putin.

In un secondo momento, ha affidato alla sua pagina FB l’insinuazione che i cattolici tradizionalisti siano addirittura finanziati da Putin:

…un uccellino mi ha detto che un’indagine parallela dei giudici italiani e francesi farà emergere presto una lista dei pro family, pro life e anti-islam che inneggiano a Putin e ricevono (di nascosto) il soldino del Cremlino…

È seguita la pronta reazione dei tradizionalisti (ad esempio, qui ).

Siamo quindi al nuovo modello! Poiché i comunisti sono diventati più rari del “Gronchi rosa” e immaginare rapporti fra Pyongyang e le persone che lo disturbano non è proponibile, l’ineffabile Introvigne si trova un nuovo burattinaio nel governo russo. Del resto, al governo russo si attribuiscono colpe ben più gravi, figuriamoci se non è credibile che finanzino i cattolici irredenti.  Non che a lui i russi siano antipatici, sia chiaro. Anzi.  L’avvocato esprime “ apprezzamento per la battaglia anti-lobby gay e anti-fondamentalismo islamico che la Russia combatte”. Il problema è l’innata tendenza del russo ad espandersi; il russo, per conformazione, aggredisce gli altri popoli e cerca di influenzarli. Non a caso, il comunismo realizzato veniva da lì e da lì ha manifestato il proprio imperialismo. Nelle parole dell’uomo che vede il satanismo all’origine della “teoria del gender”:

Che la Russia si comporti bene contro le lobby LGBT e l’islam fondamentalista non giustifica la sua politica aggressiva ed espansionista a Ovest, e nello stesso tempo la condanna di questa politica espansionista non fa venire meno l’apprezzamento per la battaglia anti-lobby gay e anti-fondamentalismo islamico che la Russia combatte. (vedi qui)

Insomma, se non sono i comunisti, ormai inservibili come il fonografo a tromba, sono i russi. Se non è zuppa è pan bagnato. Eppure quest’uomo è  autore di ottime pubblicazioni critiche sul pensiero cospiratorio (si veda, ad esempio, questa). Viene da pensare che  il fine di queste pubblicazioni fosse quello di sbugiardare l’idea delle cospirazioni alla Dan Brown riguardo alle sette segrete a carattere esoterico al fine di disinnescare con essa il “panico morale” delle sette  e dell’occultismo tout court

Ad ogni modo, che lo spauracchio russo sia la nuova versione dello spauracchio comunista, buono per tutte le stagioni, è dimostrato dalle affermazioni che l’ineffabile fa alla fine della già citata intervista alla federazione degli amici dei culti. Infatti, riferendosi alla FECRIS, la federazione europea che riunisce le associazioni anti-sette, l’esperto afferma che gli pare che

questo coordinamento europeo della militanza anti-sette stia spostando il centro delle sue attività e del suo sostegno pubblico dalla Francia alla Russia, un Paese dove la libertà religiosa delle minoranze è fortemente limitataLa FECRIS ha certamente la sua convenienza nel rapporto con le autorità russe e di altri Paesi dell’Est, ma ha dovuto imbarcare, e attribuire anche ruoli dirigenti, a esponenti anti-sette dell’Est europeo responsabili di eccessi grotteschi. 

Rieccoci. Se l’affermazione che i russi sono i nuovi “comunisti” ha un qualche – labilissimo – filo logico che la sostiene, soprattutto per l’appiglio storico e la biografia dell’attuale leader russo, l’idea che la Russia sia la nuova Francia a cui gli anti-sette guardano con la stessa simpatia con cui si suppone la guardino i tradizionalisti cattolici è veramente improponibile.  I “laicisti” anti-sette e i cattolici tradizionalisti entrambi presenti nell’elenco degli amici della Russia, magari sullo stesso libro paga del ragioniere di Putin?  Oltre che priva di logica, la teoria è priva di qualunque indizio che la giustifichi e si fa fatica a capire su cosa il gioviale avvocato dei culti basi la sua “impressione”.

La tecnica del ripetere la medesima menzogna fino a farla diventare vera è qui sorretta da uno dei fondamentali principi della propaganda di Goebbels, quello della trasfusione. Questo prevede di utilizzare miti o pregiudizi nazionali o culturali già esistenti (in questo caso, la russofobia) per risvegliare una componente emotiva nel pubblico. Ma risveglire una componente emotiva, creare paure primitive è esattamente dar luogo ad un “panico morale”, proprio come quelli da cui l’uomo di AC ci mette in guardia da tempo.  Uno psicologo la chiamerebbe manipolazione mentale. Un avvocato non si sa.

 Introvigne ecumenico difensore dei culti. Qui con esponenti della  “Associazione internazionale per la coscienza di Krishna” e una amica.

 

3 thoughts on “Lo strano caso dell’avvocato Introvigne

  1. Pingback: Gli anti-sette, la Russia e la costruzione di un panico morale ovvero lo strano caso di Massimo Introvigne e dei suoi teoremi – Favisonlus

  2. Such an outstanding literary presentation by the author Luigi Corvaglia illustrates a serious anomaly in our modern society, named “Destructive cults”. Massimo Introvigne who is lost in his own contradictions, is so well presented with arguments. Together with his Anglo-American homologues and those associated in FOB (European Federation for Freedom of Belief Association), Introvigne will defend his/their contradictions in any place, at any time and at any cost; even at the Italian Parliament. Oupps! This is where the danger is. This is where an abuse of citizens can start. Introvigne and such organisations as FOB will use the religious freedom as a mask to commit their cultic misdeeds. When they draw us into religious issues, it is to try to discredit, to de-legitimize the actions against cultic abuses within destructive cults.

    These Corvaglia’s arguments are the best guideline to the reader about a phenomenon when a man unfolds its powers in simulation. Look what FRIEDRICH NIETZSCHE says about it (On Truth and Lie in an Extra-Moral Sense): “The intellect, as a means for the preservation of the individual, unfolds its chief powers in simulation; for this is the means by which the weaker, less robust individuals preserve themselves, since they are denied the chance of waging the struggle for existence with horns or the fangs of beasts of prey. In man this art of simulation reaches its peak: here deception, flattering, lying and cheating, talking behind the back, posing, living in borrowed splendor, being masked, the disguise of convention, acting a role before others and before oneself—in short, the constant fluttering around the single flame of vanity is so much the rule and the law that almost nothing is more incomprehensible than how an honest and pure urge for truth could make its appearance among men. They are deeply immersed in illusions and dream images; their eye glides only over the surface of things and sees “forms”; their feeling nowhere lead into truth, but contents itself with the reception of stimuli, playing, as it were, a game of blindman’s buff on the backs of things. Moreover, man permits himself to be lied to at night, his life long, when he dreams, and his moral sense never even tries to prevent this—although men have been said to have overcome snoring by sheer will power.”

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